2.
secondamente si risega: per la seconda volta è tagliato da un
ripiano il monte che purifica dal male (" altrui dismala
" ).
4. una cornice: è il secondo
girone del Purgatorio.
6. l'arco suo: la sua curvatura è
più accentuata, cioè il raggio è
minore.
7. Ombra: né anime né
figurazioni (" segno ") che siano visibili.
8. parsi: appare.
12. eletta: la scelta della strada
da seguire.
15. torse: si volse verso destra,
cioè verso il sole, che è da quella
parte, dopo il mezzogiorno, nell'emisfero australe.
16. a cui fidanza: in cui fidando.
20. non ponta: non ci spinge a
seguire altra via.
22. un migliaio: un miglio (cfr.
lat. miliariun). Metricamente "
migliaio " va considerato bisillabo, con desinenza in ai.
Così pure
in Inf. c. VI, 79, Purg. c. XIV, 66 e passim.
25. e: quando.
26. spiriti: sono invisibili voci
che esaltano esempi di carità.
29. Vinum non habent: non hanno
vino; ricorda l'episodio delle
nozze di Cana, quando, in seguito all'osservazione della Vergine,
Gesù trasformò l'acqua in vino.
32. I' sono Oreste: allude
all'amore più che fraterno di Pilade
per Oreste, figlio di Agamennone e precisamente a quando Pilade
si spacciò per Oreste, volendo morire in sua vece, e questi,
sopraggiunto, gridò : " lo sono Oreste! ". 38. Amate:
è il precetto
evangelico di amare i nemici.
37. cinghio: girone.
39. le corde de la ferza: le corde
della sferza, cioè l'incitamento è
tratto da esempi di carità (" d'amor ").
40. Lo fren: l'ammonimento o
rimprovero sarà dato da esempi
contrari, cioè d'odio (cfr. c. XIV, 13I e segg.).
42. passo del perdono: il
passaggio dal secondo al terzo girone, dove
l'angelo cancellerà il secondo P dalla fronte di Dante.
45. la grotta: la roccia (cfr. c.
I, 48).
50. òra per noi: prega per noi.
52. ancoi: oggi ( lat. hanc
hodie).
56. certi: ben distinti e
visibili.
58. ciliccio: abito da penitente.
In origine era formato da un tessuto
ricavato da crini di cavallo, annodati a maglia.
59. sofferia: sosteneva.
61. falla: manca.
62. a' perdoni: nei giorni delle
indulgenze a chiedere l'elemosina
davanti alle chiese.
66. che non meno agogna: che non
meno invoca pietà.
67. non approda: non giova, non fa
pro.
71. come a sparvier: si usava
chiudere con filo di ferro le
palpebre del falcone da addomesticare, perché avendo gli occhi
aperti e vedendo l'uomo non sarebbe stato quieto. Per il falcone
"
grifagno " cfr. Inf. c. XXII, 139.
76. lo muto: il mio inespresso
pensiero.
78. arguto: sostanzioso,
concettoso.
83. costura: cucitura; s'intende,
delle palpebre.
87. che 'l disìo vostro: che il
vostro desiderio ha come suo unico
oggetto.
88. resolva le schiume: disciolga
le impurità.
93. lei sarà buon: a lei sarà
utile.
94. ciascuna è cittadina: ogni
anima è cittadina della città di Dio
(" d'una vera città " ).
96. peregrina: di passaggio, quasi
ospite, essendo sua vera città la
città di Dio.
103. ti dome: ti domi, cioè ti
sottometti alla purificazione.
105. conto: cognito, noto.
108. lagrimando: versando lacrime
a Dio, perché ci conceda la
sua visione (" che sé ne presti ").
109. Sapìa: Sapia, senese, moglie
di Ghinibaldo Saracini signore
di Castiglioncello, fu zia paterna di Provenzan Salvani. Per
comprendere
l'avversativa va ricordato che il nome "Sapia" si
ricollega etimologicamente
all'aggettivo "savia", e che nella cultura
filosofico-retorico-giuridica
del Medioevo "nomina sunt consequentia rerum".
115. presso a Colle: i Senesi
erano venuti a contatto ( " giunti " )
con i nemici presso Colle Valdelsa, ove si svolse la battaglia in
cui perse la vita Provenzano. E Sapia pregava Dio per la
sconfitta
dei concittadini, come effettivamente accadde.
119. la caccia: l'inseguimento dei
Fiorentini dietro i Senesi.
123. come fe' 'l merlo: secondo
una leggenda popolare, un merlo,
visto spuntare il sole limpido, in una chiara giornata d'inverno,
avrebbe detto: " Più non ti temo, domine, ch'uscito son del
verno ".
124. in su lo stremo: all'ultimo
momento.
125. e ancor: non sarebbe ancora,
con le penitenze, scemato il
mio debito verso Dio, se non mi avesse ricordato nelle sue
preghiere ecc.
126. scemo: compiuto, soddisfatto.
128. Pier Pettinaio: terziario
francescano e uomo di grande virtù,
dovette il suo nome al fatto di vender pettini in Siena. Morì in
odore di santità nel 1289.
129. increbbe: sentì pietà.
131. sciolti: non cuciti.
134. ché poca è l'offesa: che
non grave è il mio peccato d'invidia.
137. del tormento di sotto: della
peso dei superbi, gravati da
massi.
147. mi giova: aiutarmi.
150. a' miei propinqui: ai miei
parenti tu riabiliti la mia memoria
(" ben mi rinfami " )
151. tra quella gente vana: tra i
Senesi, che sperano di poter
sfruttare, per i loro commerci, il porto di Talamone, da essi
acquistato. Essi vi perderanno speranze ben maggiori che quelle
riposte nella Diana (fiume sotterraneo che i Senesi credevano
scorresse nelle viscere del loro territorio); ma più speranze di
tutti
perderanno quelli che sperano di divenire ammiragli della
ipotetica flotta di Talamone.
Presentato da Luigi Minnaja